Da candidato al Consiglio comunale nella lista civica "Uniti per Bisaccia", posto l'intervista rilasciata al Corriere dell'Irpinia e pubblicata nell'edizione di oggi.
“E’ inutile parlare di noi stessi, dei candidati. Con la chiusura delle liste si è chiusa la fase della proposta della squadra, adesso i cittadini vogliono ascoltare proposte fattibili in grado di far superare le questioni critiche che sta affrontando Bisaccia”.
Perché una lettera aperta per annunciare la candidatura?
“Perché la lettera aperta è una sorta di manifesto, di impegno politico. Un contratto morale con i cittadini di Bisaccia. Far capire, prima ancora delle proposte programmatiche, quali sono le assunzioni di responsabilità di un candidato che chiede il voto”.
Quali i contenuti più importanti?
“Partecipo per continuare a dare un fattivo e fondamentale contributo alla crescita del nostro paese e al rinnovamento della politica. L’ascolto e il confronto con i cittadini sono da sempre i due elementi base della mia azione politica orientata a favore degli interessi generali della nostra comunità. Chiedo agli elettori di realizzare insieme quella speranza di vero cambiamento di cui tutti abbiamo un grande bisogno. Credo nei valori che donne e uomini della nostra terra hanno difeso e trasmesso a tutti noi e sul loro esempio non resta che riscoprire l’orgoglio e la speranza di risollevare il destino di Bisaccia. Non c’è dubbio che ci aspetta una nuova stagione in grado di contrastare le disuguaglianze, facendo lievitare il progresso, la democrazia e soprattutto realizzando una migliore qualità della vita per tutti, soprattutto per quanti vivono condizioni di grande difficoltà”.
Eppure Bisaccia ha manifestato un interessante fermento elettorale.
“Come tutti i paesi quando si compongono le liste. Anche se qui la tradizione politica è molto accentuata. Però, adesso non resta che lavorare seriamente in modo che Bisaccia ritrovi l’unità e la serenità perdute. Nello stesso tempo bisogna offrire ai nostri più giovani cittadini le possibilità e la voglia per restare a vivere nel nostro paese. Sento la necessità di servire la mia gente mettendo a disposizione la mia storia, la politica del fare per contribuire ad elaborare soluzioni credibili alle questioni più urgenti. Inoltre, sono convinto che spetta a noi, candidati di tutte le liste in campo, tener presente che al di là di tutte le differenze non dobbiamo dimenticare che siamo un solo e grande paese, dal centro storico alla zona di nuova espansione senza dimenticare le contrade rurali. Tutti i cittadini di Bisaccia hanno pari dignità di cittadinanza”.
Conoscendo il suo impegno a difesa dell’ospedale di Bisaccia e contro la discarica sul Formicoso, quali sono alcune proposte da sottoporre agli elettori?
“La prima è portare nel Pip di Bisaccia le cinque industrie che sei mesi fa, grazie ad un amico manager, erano disponibili a trasferire gli ampliamenti delle proprie produzioni. Il lavoro è la prima emergenza a cui dare risposte. Rimettere nel circuito lavorativo tanto i giovani quanto le persone adulte che sono uscite dal mondo del lavoro e che sono troppo vecchie per cercare lavoro altrove e troppo giovani per andare in pensione. La seconda riguarda la partecipazione cittadina alle decisioni amministrative soprattutto quando le stesse riguardano scelte di grosso impatto. Una proposta che darà la possibilità ad un comitato cittadino, una sorta di comitato etico, di essere protagonista nella fase di elaborazione e adozione delle soluzioni. La terza proposta riguarda il settore delle energie rinnovabili. Penso a Bisaccia come comune pilota per la sperimentazione di un vero e proprio Puc energetico e come comune capofila di un piano di politica socio-sanitaria e di formazione finanziato dalle risorse ricavate dall’eolico e da altre fonti rinnovabili. La quarta riguarda il centro storico. Occorre una urgente riqualificazione per andare nello stesso tempo al superamento del distacco che si registra tra le due aree urbane che sta condizionando molto la vita sociale dei bisaccesi”.
Intervista pubblicata nell'edizione di oggi sul Corriere dell'Irpinia
Un Marco Travaglio in grande forma quello che si è visto nella serata organizzata dalla Pro Loco di Grottaminarda. Intervistato dalla mia brava amica giornalista Tina Galante, Travaglio ha demolito punto per punto le fragili impalcature della politica italiana. Da Berlusconi a Veltroni, promuovendo Prodi che - a quanto pare - resiste nell’opinione pubblica come tra i pochi in grado di tirare fuori dalle sabbie mobili il nostro Paese. Gli appuntamenti con il giornalista, allievo di Montanelli, sono sempre molto interessanti in quanto documenta e informa di cose talmente chiare che proprio per essere tali meravigliano. Il suo inanellare evento dopo evento ci fa capire che questa Italia è proprio strana e come la politica continui a commettere sempre lo stesso errore: essere autoreferenziale e perciò autodifensiva. Non resta che complimentarsi con gli organizzatori che hanno proposto una serata di alto livello sociale e culturale. Sì, perchè Travaglio propone riflessioni serie che le persone che hanno a cuore il futuro devono per forza di cose prendere in considerazione: libertà, democrazia, uso del governo per fini personali, politica degli affari di gruppo, e si potrebbe continuare. Ora, credo che sia giunto il momento di dire basta e che debba emergere una nuova classe dirigente senza i vecchi vizi. C'è soltanto la necessità di avere coraggio e praticare la "buona politica". Tocca a noi dare una scossa.«Sanità, è tempo di fare chiarezza. In campo il Pd»