L'Alba di domani

La politica è l'arte della felicità umana (H. Fisher). Alla politica bisogna restituire idealità, valori, sogni (W. Veltroni).
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venerdì, 26 giugno 2009

A Maselli: non conosco la grammatica dell'obbedienza

Posto l'intervento pubblicato sul Corriere dell'Irpinia, nell'edizione di oggi, in risposta ad un commento di Franco Maselli sulle dimissioni da me rassegnate dalla carica di segretario organizzativo del Pd della provincia di Avellino all'indomani delle elezioni amministrative in Irpinia.

"Sono parole che danno la sensazione di giungere da un eremo. Maselli rispolvera vecchi argomenti che nel contesto odierno producono soltanto rumore di ferraglie vecchie, ignorando quanto è accaduto. Adiglietti ed io, come tanti altri del Pd che Maselli apostrofa come coloro che vogliono far scomparire il partito, nei nostri territori e nella città di Avellino abbiamo contribuito parecchio al successo del Pd a tutti i livelli, del centrosinistra e di tante civiche contro il demitismo. A dirlo sono i voti, non certo strane sensazioni. Aggiungo che qui nessuno è nostalgico di De Mita e Maselli farebbe bene a non agitare questo spettro cercando di fare presa sulle coscienze del partito. Eviti di muovere la leva della provocazione, cercando di mettere in cattiva luce chi viene da una tradizione di sinistra, che in maniera strumentale viene accostato a De Mita. E´ un falso politico e anche di cattivo gusto. Di De Mita io non ho mai conosciuto come diceva Hobbes `la grammatica dell´obbedienza´, altri sì. Sono tra i fondatori del Partito Democratico, conosco bene lo spirito e il travaglio che mi ha portato fino a questo momento e sono pronto ad andare fino in fondo. Perciò, gli atti forti come le dimissioni non sono schiaffi verso qualcuno ma sono atti di responsabilità che invitano, in una fase delicata come questa in vista del congresso, a rimettere sul giusto binario la discussione e le prossime azioni. Stucchevole anche il monito verso le correnti. Maselli dimentica quanti, tanto ad Avellino quanto a Roma, hanno partecipato e partecipano a riunioni di fondazioni e associazioni (vedi Fioroni, vedi Rutelli, vedi lo stesso Franceschini) e dai nomi si evince non essere soltanto ex Ds, che spesso si citano strumentalmente, ma anche ex Margherita. Ma andiamo oltre. Prenda, Maselli, i risultati elettorali di Bisaccia, di Andretta e di tanti altri paesi. Qui parlano i voti, l´impegno, le storie personali, proprio quelle di cui Maselli non tiene conto e che ritiene siano pericolose per il Pd, come la mia. Lo inviterei a non usare le parole come pallottole".

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mercoledì, 10 giugno 2009

Uniti per Bisaccia vince le elezioni

Lista n° 2  UNITI PER BISACCIA, candidato a Sindaco FRULLONE SALVATORE 
Voti riportati dal SINDACO/LISTA: 1594
Voti di Preferenza riportati:

      1 DE MEO DEBORAH 49
      2 GERVASIO MICHELINA 68
      3 SULAZZO VIRGINIA 39
      4 CELA SALVATORE 41
      5 CIAFFA LUCA 27
      6 DI PIETRO GERARDO 117
      7 FRASCIONE VITO 72
      8
GALLICCHIO PASQUALE 106
      9 MORANO CLAUDIO 91
      10 PELULLO AGOSTINO 68
      11 SANTOLI ANTONIO 73
      12 SANTOLI DANIELE 235
      13 SOLAZZO ANTONIO 81
      14 SOLIMINE ANTONIO 55
      15 TANGA ANTONIO 87
      16 TRIVELLI DAVIDE GIUSEPPE 167
                                                                                
TOTALE PREFERENZE: 1376

Grazie a quanti ci hanno sostenuto, credendo nel cambiamento.

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categoria: politica, elezioni, proposte, territorio, provincia, partito democratico

mercoledì, 13 maggio 2009

I miei 4 punti programmatici per Bisaccia

Da candidato al Consiglio comunale nella lista civica "Uniti per Bisaccia", posto l'intervista rilasciata al Corriere dell'Irpinia e pubblicata nell'edizione di oggi.

“E’ inutile parlare di noi stessi, dei candidati. Con la chiusura delle liste si è chiusa la fase della proposta della squadra, adesso i cittadini vogliono ascoltare proposte fattibili in grado di far superare le questioni critiche che sta affrontando Bisaccia”.

Perché una lettera aperta per annunciare la candidatura?

“Perché la lettera aperta è una sorta di manifesto, di impegno politico. Un contratto morale con i cittadini di Bisaccia. Far capire, prima ancora delle proposte programmatiche, quali sono le assunzioni di responsabilità di un candidato che chiede il voto”.

Quali i contenuti più importanti?

Partecipo per continuare a dare un fattivo e fondamentale contributo alla crescita del nostro paese e al rinnovamento della politica. L’ascolto e il confronto con i cittadini sono da sempre i due elementi base della mia azione politica orientata a favore degli interessi generali della nostra comunità. Chiedo agli elettori di realizzare insieme quella speranza di vero cambiamento di cui tutti abbiamo un grande bisogno. Credo nei valori che donne e uomini della nostra terra hanno difeso e trasmesso a tutti noi e sul loro esempio non resta che riscoprire l’orgoglio e la speranza di risollevare il destino di Bisaccia. Non c’è dubbio che ci aspetta una nuova stagione in grado di contrastare le disuguaglianze, facendo lievitare il progresso, la democrazia e soprattutto realizzando una migliore qualità della vita per tutti, soprattutto per quanti vivono condizioni di grande difficoltà”.

Eppure Bisaccia ha manifestato un interessante fermento elettorale.

“Come tutti i paesi quando si compongono le liste. Anche se qui la tradizione politica è molto accentuata. Però, adesso non resta che lavorare seriamente in modo che Bisaccia ritrovi l’unità e la serenità perdute. Nello stesso tempo bisogna offrire ai nostri più giovani cittadini le possibilità e la voglia per restare a vivere nel nostro paese. Sento la necessità di servire la mia gente mettendo a disposizione la mia storia, la politica del fare per contribuire ad elaborare soluzioni credibili alle questioni più urgenti. Inoltre, sono convinto che spetta a noi, candidati di tutte le liste in campo, tener presente che al di là di tutte le differenze non dobbiamo dimenticare che siamo un solo e grande paese, dal centro storico alla zona di nuova espansione senza dimenticare le contrade rurali. Tutti i cittadini di Bisaccia hanno pari dignità di cittadinanza”.

Conoscendo il suo impegno a difesa dell’ospedale di Bisaccia e contro la discarica sul Formicoso, quali sono alcune proposte da sottoporre agli elettori?

“La prima è portare nel Pip di Bisaccia le cinque industrie che sei mesi fa, grazie ad un amico manager, erano disponibili a trasferire gli ampliamenti delle proprie produzioni. Il lavoro è la prima emergenza a cui dare risposte. Rimettere nel circuito lavorativo tanto i giovani quanto le persone adulte che sono uscite dal mondo del lavoro e che sono troppo vecchie per cercare lavoro altrove e troppo giovani per andare in pensione. La seconda riguarda la partecipazione cittadina alle decisioni amministrative soprattutto quando le stesse riguardano scelte di grosso impatto. Una proposta che darà la possibilità ad un comitato cittadino, una sorta di comitato etico, di essere protagonista nella fase di elaborazione e adozione delle soluzioni. La terza proposta riguarda il settore delle energie rinnovabili. Penso a Bisaccia come comune pilota per la sperimentazione di un vero e proprio Puc energetico e come comune capofila di un piano di politica socio-sanitaria e di formazione finanziato dalle risorse ricavate dall’eolico e da altre fonti rinnovabili. La quarta riguarda il centro storico. Occorre una urgente riqualificazione per andare nello stesso tempo al superamento del distacco che si registra tra le due aree urbane che sta condizionando molto la vita sociale dei bisaccesi”.

sabato, 11 aprile 2009

Terremoto, da L'Aquila... raccontare la nostra storia

Vi scrivo dalla Sala Operativa della Protezione Civile. Qui, da 130 ore, tutte le forze lavorano per coordinarsi e gestire le emergenze che si accavallano. Io sono pendolare da giorni tra macerie, Di.Coma.C. (Direzione di Comando e Controllo) e campi di accoglienza. La prospettiva mediatica mi giunge di riflesso. Sento comunque il bisogno di rivolgervi un appello. L'attenzione dell'intero Paese verso il nostro dramma non ci ha fatto sentire soli. E impotenti. I vigili del fuoco, le forze armate, le colonne mobili di protezione civile di ogni regione e tanti altri si sono riversati sull'Aquila. Un contro-esodo degli aiuti. Qui c'è l'Italia della solidarietà fattiva e dell'altruismo. Punta dell'iceberg dell'Italia che raccoglie beni e contributi in quantità commovente. Marco, il ragazzo con gli occhiali di fronte a me del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, al quale rivolgersi per ogni problema; Raffaele, il ragazzo con i capelli lunghi del Friuli, che ci aiuta con la mappa dei campi; Michele, l'uomo grosso con la barba della Croce Rossa, al quale chiedere quando mancano tende o brandine; gli sfollati che nei campi raccolgono le esigenze di tutti; i volontari che intorno alla città gestiscono i centri di raccolta; quelli che chiamano per rendersi disponibili; quelli che offrono quello che possono. Questo è il Paese che amo. Il mio Paese. Di fronte ad una difficoltà riscopre il suo essere una sola comunità nazionale. Ma i riflettori, oggi puntati su di noi, pian piano si spegneranno. Quello sarà il momento dello spartiacque: tra i rappresentanti istituzionali, da una parte quelli che hanno fatto passerella e inseguito le telecamere, dall'altra quelli che hanno preso impegni con la ferma volontà di rispettarli; tra i giornalisti, da una parte i cinici, dall'altra i cronisti onesti e rispettosi del dolore umano.

Noi abbiamo una città e tanti borghi da ricostruire, la vita di tanti da restituire alla normalità, il motore dell'economia locale da far ripartire. Vedremo dal prossimo Decreto del Governo se l'impegno economico sarà concreto o si risolverà in un annuncio. Vedremo se ci sarà il coraggio di scegliere. La ricostruzione non può essere “un affare” per i professionisti dei disastri. Non è neanche un divertente videogioco, un SimCity Reality. Le nostre Istituzioni locali hanno il compito di ridisegnare i luoghi in sintonia con il carattere, la storia, le speranze di un popolo. In tanti andranno via ma dovranno trovare presto le motivazioni per tornare e ricominciare. Con noi.

Le vittime e il dolore di una terra saranno un sacrificio inutile se non produrranno una “scossa” duratura nella coscienza civile e politica dell'intero Paese. Certo, domani avremo tutti voglia di tornare a ridere. Toglieremo il lutto e ricominceremo a vivere. Ma altra cosa è dimenticare. Saranno politici e giornalisti onesti quelli che continueranno a raccontare la nostra storia. I miei figli leggeranno la cronaca di una catastrofe con stupore perché, intanto, le norme antisismiche saranno rigidamente rispettate, la prevenzione e la pianificazione saranno la regola, sarà stata firmata la tregua tra l'uomo ed il territorio, la protezione civile non sarà più affidata alla Divina Provvidenza ma sarà diventata una voce importante dei bilanci delle amministrazioni ad ogni livello. Dipende da ognuno di noi.

Michele Fina
Assessore alla Protezione Civile della Provincia dell'Aquila
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categoria: riflessioni, cronaca, proposte, aiuti, territorio, solidarietĂ , terremoto

martedì, 07 aprile 2009

Il terremoto in Irpinia del 1930

Posto il cap. IV del mio romanzo TERRA pubblicato dal Gruppo editoriale L'Espresso su http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=39680.
 
Nel paesaggio sono ancora visibili le ferite del terremoto, come un sommario che riassume un libro di drammi e dolori. Era l’1.10 quando un boato terribile piombò sul cippo di frontiera, che tocca con i lembi estremi del territorio le terre daune. Un tradimento in pieno sonno, complice l’inganno della quiete notturna. Nel buio delle strade la luce grigia della luna, sulle sagome in fuga, disegnava nell’aria un gioco bizzarro di forme. Per molti fu l’immagine conclusiva nell’arresto della vita. Saltai dal letto come se qualcuno mi avesse sbrandato. Passarono dei secondi prima di rendermi conto che lo scricchiolio assordante apparteneva alle travi che stavano per cadermi addosso. Sentivo mia madre gridare e invocare i nomi del resto della famiglia. La sua voce non aveva niente di umano. Mi ritrovai in strada con la bocca piena di polvere e la casa crollata alle spalle. La terra non tremava più e tutt’intorno regnava il rumore sordo di grida e pianti. Scappavo con la consapevolezza di dover raggiungere una destinazione, ma non sapevo quale. Mi lasciavo guidare dall’istinto e dalla forza delle gambe. Saliva dalle viscere del sottosuolo un rimbombo cavernoso. Sul paese era straripato il fiume della paura e come l’acqua filtra in ogni feritoia così il panico entrava dappertutto. Una scossa successiva mi sorprese in precario equilibrio, mentre scavalcavo un carretto con le stanghe al cielo. Piombai a terra disteso. Il contatto del mio corpo con il suolo tremante mi fece percepire una presenza inquietante. Pensai che il sottile strato di ciottoli mi dividesse da un’enorme creatura che nella corsa sotterranea scaricava la sua energia. Un’altra dannazione cominciava. Davanti a me case distrutte, mobili sconquassati, gente disperata. Era l’immagine luttuosa tracciata dalla violenza sismica. Si cercava di soccorrere i lamenti, i pianti, le grida che risorgevano sotto qualche fabbricato. Le pietre passavano in fretta in un solidale passamano che aveva cancellato ogni diversità. La disgrazia aveva unito ciò che le convinzioni umane avevano diviso. Tornava un sentimento antico di uomini tenacemente attaccati alla loro terra.
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categoria: natura, riflessioni, libri, diario, storia, cronaca, aiuti, territorio, solidarietĂ , provincia, terremoto

sabato, 04 aprile 2009

Urna virtuale: astensionismo oltre il 30%

Ecco i risultati dei sondaggi sul prossimo sindaco di Avellino e sul nuovo presidente della Provincia... in attesa delle Primarie di coalizione organizzate per domani dal Pd in tutta la provincia di Avellino. Partecipare è democrazia.

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lunedì, 30 marzo 2009

Innovare i Comuni per rilanciare l´Italia

Il dibattito politico nazionale ha il dovere di aprire una seria riflessione sul ruolo dei Comuni in Italia. Il sistema delle municipalità è oggi ingessato e per certi versi superato e molto spesso ostacolo insormontabile per lo sviluppo locale e nazionale. E´ questa la sintesi della discussione on-line tenuta dal Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni sulla municipalità come risposta alla crisi economica. "Il Parlamento italiano, il Governo, i partititi politici e le forze sociali sono chiamati ad accendere un riflettore sul ruolo giocato dai Comuni nel nostro Paese - attacca il Portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano - Le nostre municipalità sono vecchie, pigre e poco disponibili ai rischi dell´innovazione. Abbiamo una burocrazia lenta, superata e nello stesso tempo antagonista delle politica. I nostri amministratori sono tra i meno preparati a livello europeo come dimostrano tutti gli studi fatti in questo campo. Il Comune è visto come un moltiplicatore di progetti e appalti, come un luogo di spesa fine a se stessa e i cittadini semplici clienti. I Consigli Comunali, un tempo luogo della partecipazione democratica, sono ormai ridotti a semplici spazi notarili nel più assoluto deserto partecipativo. Le nostre istituzioni locali sono ormai prede delle fameliche lobby dei tecnici e del cemento a totale discapito degli stessi cittadini contribuenti. Occorre una grande riforma delle autonomie locali che rimetta al centro i cittadini, la partecipazione e soprattutto il senso delle responsabilità. Gli amministratori, anche grazie all´assenza di controlli severi, vivono una condizione di totale delirio di onnipotenza. In Italia i Comuni sono oltre ottomila e possono dare,nella misura in cui verranno rinnovati quella spinta necessaria al Paese per avere un futuro. Molti - conclude il leader di Piccoli Comuni - dimenticano che tutte le grandi proposte alla fine passano praticamente per i piccoli come per i grandi Comuni, che possono fare molto e nulla".

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categoria: politica, riflessioni, proposte, comunicati stampa, proteste, democrazia, territorio, provincia, qualitĂ  della vita

venerdì, 27 marzo 2009

Urna virtuale - Verso il voto di giugno 2009



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categoria: politica, sondaggi, campagna elettorale, elezioni, proposte, democrazia, provincia, candidature, avellino, partito democratico

domenica, 22 marzo 2009

Piccoli Comuni: proposte per l'emigrazione

Il Coordinamento Nazionale Piccoli Comun Italiani impegnato a promuovere e valorizzare le piccole comunità locali ritiene centrale la ripresa di una riflessione seria sulla storia dell´emigrazione italiana nel Mondo come occasione di crescita e di sviluppo delle future generazioni. Il Coordinamento intende impegnare il Governo italiano, il Parlamento italiano, le Regioni italiane, i Comuni italiani ed il mondo della cultura e della formazione a partire dalla scuola e dall´Università intorno a proposte serie e nello stesso tempo di grande attualità con il nostro tempo. Le proposte avanzate sono quattro: 1) Istituzione Giornata Nazionale dell´Emigrazione da svolgersi in un giorno stabilito dell´anno di concerto con le Comunità italiane residenti negli USA e nel Mondo; 2) Istituzione corsi di laurea specifici sulla storia dell´emigrazione transoceanica e nordeuropea; 3) Inserimento nei testi scolastici di una sezione (capitolo) espressamente dedicata all´emigrazione italiana nel Mondo; 4) Assunzione nella toponomastica locale di un toponimo con specifico riferimento all´emigrazione.
"La nostra storia di popolo di emigranti è legata a doppio filo agli Stati Uniti in maniera particolare e con l´Amministrazione Obama vogliamo contribuire a realizzare un disegno di pace e di prosperità nel Mondo - le dichiarazioni del Portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano - la grande migrazione colpì in maniera particolare proprio le piccole comunità locali ed oggi abbiamo la possibilità di costruire condizioni per un ritorno delle nuove generazioni di italoamericani alle proprie origini, alla fonte della propria storia familiare".

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categoria: america, politica, riflessioni, europa, proposte, comunicati stampa, tempi moderni, emigrazione

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